venerdì 24 ottobre 2008

MCDXCII

Il tempo scorre diversamente a seconda dei luoghi, ma l'eternità è uguale dovunque.

[Cancogni, M., presentazione a Leone Tommasi, Marchi e Bertolli, Firenze, 1969]

Uno dei pochi vantaggi di vivere a Firenze consiste nel poter visitare, a scappatempo, luoghi di ineffabile bellezza. Mezz'oretta nella Basilica di Santo Spirito, digestione dopopranzo a Palazzo Davanzati, passeggiata perditempo tra i marmi di Santa Croce. Attività che torna comodissima per stimolare l'altrui curiosità quando tocca fare da cicerone ad ospiti stranieri.
L'altro giorno mi sono offerto d'accompagnare un professorone americano in giro per la città e l'ho portato all'Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella, tanto per fargli capire di che pasta eravamo fatti noi italiani. L'ultima saletta si affaccia verso il chiostro grande della chiesa ed una grata in ferro impedisce  di accedere a quell'oasi di pace.

[Per inciso: che claustrum sarebbe, se fosse possibile accedervi ?]

Corridoi con volte a botte, lunette affrescate, colonnato armonioso, erba tagliata, alti cipressi, luce morbidissima. Tutto contribuiva a far credere che in quel luogo il tempo si fosse fermato, che fossimo rimasti ancora alla fine del quattrocento.
Io, che non riesco a resistere ad un tocco di drammaticità, ho messo il braccio tra le sbarre della grata, mi sono voltato verso il professore e gli ho detto: "Look. There time stands still. My hand now is in 1492".

Tant'è.