venerdì 31 ottobre 2008

Qui ambulat in tenebris

Amici, lettori, passanti per caso, siamo qui riuniti oggi per celebrare assieme il fausto giorno di Santa Lucilla martire, fiaccola di carità e vivido riferimento nelle ombre di ogni giorno.

Luce del mondo, meridiana face di caritate, alto lume di pratica bontà.

Rivolgiamo a lei una preghiera affinchè interceda sempre per noi.
Che, per l'amor di Dio, qui ambulat in tenebris, nescit quo vadat.

mercoledì 29 ottobre 2008

Galina Kocilova

Jeri sera, a cena, il contendere verteva su una questione apparentemente trascurabile. In realtà il problema è più serio di quanto si possa pensare. Ed anzi, il fatto stesso che si contenda su questioni di tale natura, ci impone una riflessione sul fondamento stesso della nostra società. Siamo dunque, noi uomini del secolo ventunesimo così rozzi ed ignoranti ? Abbiamo completamente perso la saggezza dei nostri padri ? Non sappiamo più la strada dalla quale siamo venuti ? La quaestio era la seguente: in un pollaio formato da sole galline, nascono le uova ?

Vi pregherei di rispondere senza ricorrere a Google od ai vostri nonni.

martedì 28 ottobre 2008

La settimana scorsa, nel 1554

Acid green, purple fashion, silk blue ... sono i nomi moderni dati a colori che erano già nella tavolozza di Jacopo Carrucci, il Pontormo. Ennesima e superflua riprova che non si inventa nulla e che nella vicenda del sapere non vi è progresso, ma al massimo una continua e sublime ricapitolazione.

Pontormo era un ossessivo compulsivo e registrava con maniacale precisione ogni suo pranzo ed ogni sua cena. Almeno così traspare da quei brani dei suoi diari che sono giunti sino a noi.
Di seguito le sue note di ciò che gli accadde la scorsa settimana, quasi cinquecento anni or sono.

Adì 18, la sera del santo Luca, cominciai a dormire giù col coltrone nuovo.
Adì 19 d'ottobre mi sentivo male, cioè infredato, e dipoi non potevo riavere lo spurgho, e con gran fatica durò parechi sere uscire di quella cosa soda della gola come alle volte io ho hauto di state: non so se s'è stato per esser durato un buondato bellissimi tempi e mangiato tuttavia bene; e adì detto cominciai a riguardarmi un poco e duròmi 3 dì 30  once di pane, cioè 10 once a pasto, cioè una volta el dì e con poco bere; e prima, adì 16 di detto, imbottai barili 6 di vino da Radda.
Adì 22 detto 1554 tornai e stetti in casa solo aspetare el fattore insino alle 4 hore, e dipoi mangiai uno pesce d'uovo, 8 once di pane, una noce e uno fico secho e due meluze cotte.
Adì 23, la sera, mangiai minestra di castrone lesso e dua mele cotte e 10 once di pane e una meza mezetta di vino, e cominciato a manomettere la botte.


Pontormo, Diario, Manoscritto Magliabechiano VIII 1490, BNC, Firenze.
Pontormo, Diario, Abscondita, Milano, 2005.

[Per inciso: la squisita ditta Berti di Scarperia ha realizzato un coltello ispirandosi fedelmente a quello dipinto dal nostro ne La Cena in Emmaus conservata agli Uffizi]

[Per inciso: pesce d'uovo è nome straordinario per la nostra più prosaica frittata]

lunedì 27 ottobre 2008

Della crittografia mnemonica

Considerando che neppure la promessa di descrizioni particolareggiate sull'unione carnale tra uomo ed animale stimola un vostro commento, provo a cambiare soggetto nella speranza di stabilire un più vivace dialogo con chi  mi legge.

La crittografia mnemonica è universalmente ritenuta una delle più alte forme di enigmistica. Si tratta di un gioco in grado di raggiungere i più profondi abissi del cervello, della memoria, della capacità di ricordare e - soprattutto - capace di collegare tra loro elementi apparentemente lontanissimi allo scopo di raggiungere una soluzione. Vediamone anzitutto la sintassi.
Essa è formata da un diagramma, da un esposto e, naturalmente, da una soluzione.

Il diagramma è la parte che contiene, oltre al nome del gioco, una serie di numeri che indicano quante lettere compongono la frase risolutiva e come esse vadano divise. Esattamente come nei rebus. Se nel diagramma compare, ad esempio: (3, 12, 9) significa che la soluzione da cercare sarà una frase composta da una parola di 3 lettere, da una di 12 lettere e da una di 9.
L'esposto è, invece, l'abbocco che viene dato al giocatore per trovare la soluzione. E' il punto di partenza dal quale deve iniziare il ragionamento, è - insomma - l'unico dato (oltre al diagramma) che si ha a disposizione per risolvere l'enigma.
La soluzione, infine, è quanto si richiede al giocatore. Essa, per esser tale, deve avere le seguenti caratteristiche:

1) essere una frase fatta, una polirematica (come direbbe De Mauro), un titolo di un film, di un libro, una espressione gergale ormai definita, un luogo comune ... e via di seguito.;
2) deve essere legata all'esposto da un meccanismo di doppio senso;

Un esempio - forse il migliore - scioglierà molti dubbi:

[Diagramma:] Crittografia mnemonica (5, 6, 2, 13)
[Esposto:] CUCCHIAINO

[Soluzione:] Mezzo minuto di raccoglimento

Dal diagramma capiamo che si tratta di una mnemonica e che la soluzione è una frase composta e divisa secondo lo schema numerico. Ragionando sull'esposto "cucchiaino" si giunge - dopo molta fatica e molte imprecazioni - a descriverlo come un attrezzo (mezzo) piccolo (minuto) atto a raccogliere (di raccoglimento).

La frase risolutiva ha una prima lettura, diremo, ordinaria: "Mezzo minuto di raccoglimento" è una frase fatta che si può usare per significare una pausa di riflessione, un attimo di sosta con la mente rivolta ad un pensiero elevato, un istante di preghiera.
Ma al contempo ha una seconda lettura, adatta a descrivere perfettamente l'esposto dal quale siamo partiti.
Requisito essenziale, indirizzato specialmente a chi voglia costruire una mnemonica, è la distanza tra le due letture. E' necessario che esse abbiano due sensi totalmente diversi, legati soltanto dall'esca dell'esposto.

Chi voglia cimentarsi può tentare di risolvere la seguente:

Crittografia mnemonica (3, 6, 2, 5)
SODALIZIO DI ARCHITETTI INSOLVENTI

con l'avvertenza (per i principianti) che la soluzione è il titolo di un romanzo a me caro.

Chi voglia, invece, approfondire l'argomento può leggersi:
Bartezzaghi, S., Lezioni di enigmistica, Einaudi, Torino, 2001.

domenica 26 ottobre 2008

Sesso estremo

Nel post di domani descriverò scene di coito bestiale.
Voglio vedere se, almeno quello, lo commentate.

venerdì 24 ottobre 2008

MCDXCII

Il tempo scorre diversamente a seconda dei luoghi, ma l'eternità è uguale dovunque.

[Cancogni, M., presentazione a Leone Tommasi, Marchi e Bertolli, Firenze, 1969]

Uno dei pochi vantaggi di vivere a Firenze consiste nel poter visitare, a scappatempo, luoghi di ineffabile bellezza. Mezz'oretta nella Basilica di Santo Spirito, digestione dopopranzo a Palazzo Davanzati, passeggiata perditempo tra i marmi di Santa Croce. Attività che torna comodissima per stimolare l'altrui curiosità quando tocca fare da cicerone ad ospiti stranieri.
L'altro giorno mi sono offerto d'accompagnare un professorone americano in giro per la città e l'ho portato all'Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella, tanto per fargli capire di che pasta eravamo fatti noi italiani. L'ultima saletta si affaccia verso il chiostro grande della chiesa ed una grata in ferro impedisce  di accedere a quell'oasi di pace.

[Per inciso: che claustrum sarebbe, se fosse possibile accedervi ?]

Corridoi con volte a botte, lunette affrescate, colonnato armonioso, erba tagliata, alti cipressi, luce morbidissima. Tutto contribuiva a far credere che in quel luogo il tempo si fosse fermato, che fossimo rimasti ancora alla fine del quattrocento.
Io, che non riesco a resistere ad un tocco di drammaticità, ho messo il braccio tra le sbarre della grata, mi sono voltato verso il professore e gli ho detto: "Look. There time stands still. My hand now is in 1492".

Tant'è.

mercoledì 22 ottobre 2008

Epilogo

Ecco, ora che avete in mano tutti i dati, possiamo passare all'epilogo.
Per anni sono entrato nel Tempio di Dendur e per anni ne ho ammirato i graffiti senza vedere ciò che avevo davanti agli occhi. Solo l'ultima volta, dopo aver passato l'inverno a leggere di Segato e di Frediani, mi sono accorto di quello che c'è sempre stato, lì in bella posta sullo stipite sinistro del portale d'ingresso.



Le firme a chiare lettere di Amiro e di Segato visitatori anch'essi di Dendur seppure in un tempo ed in uno spazio completamente diversi dai miei.

Ed ecco che Federico Nietzsche aveva ragione: "un uomo non ha orecchie (occhi) per ciò a cui l'esperienza non gli ha ancora dato accesso".

[Per inciso: oh, se non commentate ora ...]

Atto 2 - New York, 2008

L'associazione americana Baker Street Irregulars  ha avuto l'incauta idea di iscrivere il mio nome nel loro libro soci. Onore che non merito e che - per fortuna - condivido con un collega italiano che ha valori molto maggiori dei miei. Ogni gennaio, dal 1934, gli irregulars si incontrano a New York per un fine settimana denso tanto di appuntamenti culturali quanto di brindisi e di simposi mangerecci. Ogni paio d'anni mi unisco anch'io al gruppo e ne approfitto per visitare la città ed i suoi eccezionali musei. Destino sempre un giorno al Metropolitan e,  nonostante l'abbia già vista quattro o cinque volte, passo sempre una mezz'ora nella Sackler Wing dove è stato trasportato pari-pari dall'Egitto il Tempio di Dendur. Opera architettonica già di per sè straordinaria, magnificamente collocata in un laghetto artificiale ai cui bordi crescono piante di papiro. 

Atto 1 - Egitto, 1822

Ora, sia Frediani che Segato erano due egittofili. Il primo, avendo cura di lasciare moglie e figlio a Pruno,  partì  per l'Africa alla ricerca dell'avventura adottando il nome-de-plume "Amiro".
Il secondo, che mostrava lampi di genio sin dalla più tenera età, sentendosi chiamare dai suo conterranei divagato e parassita, pensò bene di cercar fortuna nella terra dei faraoni e partì per il Cairo con un gran numero di lettere di raccomandazione.

Frediani, alla disperata ricerca di sponsores, continuava a scrivere ai suoi protettori descrivendo con magnificenza le bellezze e le rarità d'Egitto e promettendo invii di balle di caffè e spezie rare. Segato invece studiava, leggeva, sperimentava, disegnava, domandava, approfondiva ... tutto preso dalla curiosità e dalla voglia di imparare.
Attratto dal mystero e dalla magia dell'antico popolo egizio decise di entrare in una tomba per approfondire le pratiche della mummificazione. Vi rimase rinchiuso per sette giorni e ne uscì - narrano le cronache - con aspetto senescente e... col segreto per pietrificare il corpo umano.

I due si incontrarono e per un certo periodo viaggiarono insieme vivendo avventure che un giorno varrebbe la pena raccontare. E chissà che un giorno ...

Ma restiamo in tema.

Dramatis personae - Enegildo Frediani

Altra attività che ha allungato, e di molto, il mio corso di studi universitari è stata l'enigmistica classica. Tra i padri della medesima è spesso ricordato il seravezzino Enegildo Frediani, personaggio dalla poliedrica personalità, che qui cape per aver dato alle stampe nel 1816 il volume "Sciarade, logogrifi e fredianesche". Libro che può considerarsi precursore e fondatore dei canoni dell'enigmistica italiana. E' degna d'esser ricordata la sciarada che egli dedicò alla sua città natale:

Fiume il primo
Fiume è il secondo
E dell'intiero
Reggono il pondo


Oggi appare assai modesta e priva di ingegno, ma per gli inizi dell'ottocento ...

[Per inciso, la soluzione: Serra - Vezza -> Serravezza]

Dramatis personae - Girolamo Segato

Tra le mie specialissime perdite di tempo si annovera la lettura delle lapidi cimiteriali. Ne apprezzo il messaggio, il linguaggio, l'esecuzione e persino - mirabile dictu - l'aspetto umano e sofferente.
Non poteva quindi passare inosservata, voi ne converrete, questa epigrafe:

Qui giace disfatto
Girolamo Segato da Belluno
che vedrebbesi intero 
pietrificato
se l’arte sua non periva con lui.
Fu gloria insolita 
dell’umana sapienza
esempio d’infelicità non insolito
morto di 
anni XLV il III febbraio MDCCCXXXVI 
Amici congiunti concittadini
p.p. LI anni dopo la sua morte
Maggio MDCCCLXXXVII




Prologo

Testo originale: "Zuletzt kann Niemand aus den Dingen, die Buecher eingerechnet, mehr heraushoeren, als er bereits weiss. Wofuer man vom Erlebnisse her keinen Zugang hat, dafuer hat man kein Ohr."

Traduzione di Google: "Nessuno può durare dalle cose che comprendeva libri, ascoltare di più di quello che già sa. Che per ottenere da lei esperienze non ha accesso, nessuno ha dato orecchio."

Traduzione corretta: "Nessuno può trarre dalle cose, libri compresi, più di quanto sa già. Un uomo non ha orecchie per ciò a cui l'esperienza non gli ha ancora dato accesso."

Nietzsche, F., Ecce Homo.: Wie man wird - was man ist, Leipzig, Insel Verlag, 1908.

Nietzsche, F., Ecce Homo. Come si diventa ciò che si è, trad. it. Aldo Oberdorfer, Fratelli Bocca Editori, Torino, 1910.


lunedì 20 ottobre 2008

Pacifero

Oggi, giorno che Santa Madre Chiesa dedica al culto ed alla venerazione di Santa Maria Bertilla Boscardin, abbiamo iniziato la raccolta delle olive. Si prevede la prima frangitura per il 30 prossimo, e la seconda - inshallah - verso la metà di novembre.
L'olio, che noi produciamo per nostro esclusivo uso e consumo, viene imbottigliato col nome di Pacifero. Ciò perchè, come scrisse il Comandante:

Pacifera è l'oliva, e tarda e pingue
poscia che gemùto ha sotto la mola
si raddolcisce e più non fa parola
mentre la garrula acqua ha mille lingue

Al primo commentatore degno di tale nome in omaggio una bottiglia da 250 ml.

[Ah, cosa non si fa per un commento]

sabato 18 ottobre 2008

Humbug !

Oggi è uscito il nuovo disco di Capossela, ed io me lo sono regalato subito, tanto per non smentirmi.
In una canzone viene citato un certo Ebenezer, e quel nome monovocalico non può essere pronunciato se non a rischio di evocare il fantasma di Scrooge.
Il fantasma è venuto e mi ha portato un nuovo regalo, che io condivido immediatamente con voi. Tanto per non smentirmi.

Pare che Carlo Dickens abbia trovato il nome di Scrooge sulla lapide di un povero defunto scozzese, tale Ebenezer Lennox Scroogie. Questi di professione faceva il meal man, venditore di cereali, ma Dickens lesse per errore mean man, ossia perfido. Ne prese in prestito il nome e lo donò a quello straordinario personaggio che ancora oggi ogni venticinque dicembre bussa alla nostra porta invitandoci ad essere migliori.

giovedì 16 ottobre 2008

Lo sticchio

Visitare la Sicilia senza aver letto Sciascia è folle. Si ha la garanzia di non capire nulla. Leggendolo, invece, si mette per lo meno a fuoco che esiste un metalinguaggio fatto di silenzi, di pause e di parole che hanno sempre un significato ulteriore.
Quando si ricorre ad un linguaggio criptato lo si fa solitamente a scopi difensivi. E la Sicilia, violentata nei secoli da ogni razza d'invasore, ha costruito un sistema linguistico chiuso ed inaccessibile, dove il silenzio parla più delle parole e dove il genere maschile indica spesso attributi femminili.
Basti riflettere sul fatto che - sempre con rispetto parlando, per carità - il pene è chiamato la minchia, mentre la ... candida rosa ha un nome maschile. Che ha dato il titolo a questo post.

[Per inciso: io l'ho saputo ad agosto. E' da allora che volevo dirlo a qualcuno].

La bilancia di Mohr - Westphal

La densità della giornata di ieri era alle stelle. Roba da mandare in tilt persino la bilancia di cui sopra. Vi accenno, a mia maggior gloria, ai vari passaggi.

07:15 Sveglia;
09:00 Negozio;
09:30 Idraulico monta il climatizzatore;
11:30 Dal dermatologo per un "pallino" che ho nella schiena;
12:00 Verso studio ecografico a piedi. Mangio per la via;
14:10 Dall'ecografo. E' un lipoma, ossia: grasso;
14:30 Visita alle Cappelle Medicee con mia moglie adorata;
15:30 Ritiro referto;
14:45 Fabbro per montare griglia climatizzatore;
16:00 Al vecchio negozio per una mini-riunione;
17:00 Al nuovo ufficio per sistemare frettolosamente le cose;
18:30 Dal dermatologo con referto eco. Escissione il 29 p.v.;
18:45 Parto per il mare. E' nata la bimba di una amica;
19:15 Spizzico rifiuta di servirci una margherita. Diavola, provola o rien.
20:00 Sosta a Serravalle. Panini mefitici che scateneranno tsunami gastrico.
20:30 All'ospedale Versilia per visita alla puerpera;
21:45 Dalla mia mamma, per una breve sosta;
22:50 Mia moglie adorata si sente male. Emesi nella piazzola in A11;
23:50 Arrivo a casa;
00:01 Bimba a letto, antibiotico al bimbo, custodito la mugliera;
00:24 Sonno.

mercoledì 15 ottobre 2008

Fùria

Sono giorni particolari. Sempre di corsa da una parte all'altra di Firenze. Non ho tempo per fermarmi nè per scrivere sul blog.
Non mi resta che proporvi, come nella migliore tradizione delle sitcom americane, un re-run di quanto scritto in passato. Vorrete scusarmi.


[Per inciso: il mosaico di parole è stato fatto con www.worlde.net]

lunedì 13 ottobre 2008

Ancora sul Decus et Tutamen


Molti visitatori giungono a me attraverso la chiave di ricerca Decus et Tutamen e poi trovano - anziché la traduzione del motto che compare sul bordo delle monete da una sterlina - un deludente post sulle conchiglie.
Sento quindi l'esigenza di informare i miei primipari che essa si volge in italiano con "decoro e protezione".
Lo scudo di battaglia, così come nel mio post il guscio della conchiglia, assolve ad entrambe le funzioni di ornamento e salvaguardia dall'attacco nemico.
Tant'è.

Amore ed Imene

Mi capita, ogni tanto, di aprire un libro e leggere a caso una riga od un verso a scopo vaticinatorio. Magari ho un problema da risolvere, un dubbio, una riflessione che non trova sbocco, ed allora solitamente apro la Commedia per trovare in un verso a caso, uno spunto, una soluzione, un viatico.
In casa a FdM abbiamo da anni una copia sudicia e consunta de Il Giorno di Parini e l'altro giorno l'ho utilizzata per questo giochetto. Poi, trovando la lettura di un certo interesse, ho proseguito ed ho trovato una cosa divertente che mi pare opportuno condividere con voi. Ai versi 330 e ss. de Il Mattino si legge:

Tempo fu già che il pargoletto Amore
Dato era in guardia al suo fratello Imene;
[... dice poi Venere]
"Ite, o figli, del par; tu più possente
Il dardo scocca; e tu più cauto reggi
A certa meta". Così ognor congiunta
Iva la dolce coppia, e in un sol regno
E d'un nodo comun l'alme stringea

La spiegazione, in nota, espone la teoria secondo la quale Amore ed Imene sono entrambi figli di Venere: il primo rappresentante della passione cieca, veemente, volubile; il secondo tutore della santità delle nozze e della severità del matrimonio.
Da qui è nata in me una riflessione sull'ulteriore senso poetico dell'anatomia femminile (con rispetto parlando, s'intende). Riflessione che offro alla vostra attenzione, così, gratuitamente.

Parini, G., Il giorno, con introduzione e commento di Giuseppe Albini, Sansoni, Firenze, 1920


P.S. I lettori meno accorti notino che col verso "Iva la dolce coppia" il Parini non volle far riferimento ad inique gabelle sul valore aggiunto, ma piuttosto licenziare poeticamente il verbo andare.

venerdì 10 ottobre 2008

Mi sia permessa una parola sulle forme flesse di averci, stimolata dal recente uso che ne ha fatto l'attenta linguista Daniuccia - dalla quale c'è sempre da imparare - e suggellata dalla risposta ad un quesito inviato all'Accademia della Crusca.

[Che palle, sempre con quest'Accademia. Ogni momento la tiri fuori! Diranno i miei lettori. Che volete, io ne sono indegnamente Amico, e ne spingo il nome perchè ne aumenti la considerazione]

La frase era: - "di ricordi, ognuno c'ha il suo" ed è stata inviata alle 11:26 AM del 9 ottobre u.s. via Ping.fm -> Twitter -> Facebook.

Le possibili varianti sono:

1) ci ha
2) c(i) ha
3) cià
4) cj ha

Secondo Sergio Raffaelli, autore della risposta di cui sopra, la prima variante è preferita dagli studiosi e cultori dell'italiano, ma ha il difetto di spingere alla pronuncia della vocale i che nel parlato non c'è. La seconda appare, cito testualmente, "in circuiti culturali elevati", ma ha il problema della parentesi che è "artificio alquanto ingombrante". La terza è erronea e "sguaiatamente dialettale". La quarta, egli sostiene, è da preferirsi  perchè non genera equivoci e non è "ingombrante oltre misura".
Ebbene, signori, contro ogni aspettativa io difendo Daniuccia ed il suo uso colto dell'apostrofo. Quella j lunga mi sa di romanaccio, di daje, ed ha poco a che vedere con il c'ha "attualizzante".
In confronto a certi commentatori che dimenticano le sorelline mute (non solo l'incolpevole -g- dell'altro giorno, ma anche un visitatore del blog di Darker che, nonostante quanto scrive, non pare rilegga abbastanza con calma) qui mi pare si respiri aria più fine. Proprio quella di cui ho bisogno per riprendermi dal mal di gola.

Non vi pare ?

P.S. Un encomio solenne a chi saprà spiegare il motivo del titolo di questo post.

mercoledì 8 ottobre 2008

Fahrenheit 102.2

La febbre mi impedisce di postare.

lunedì 6 ottobre 2008

U.P.

Oh, sarà, ma oggi  non ho tanta voglia di scrivere un post. Mi fanno male gli occhi, ieri sera ho dormito troppo e in giro non c'è nessuno.

E poi ho Tritato Tempo (Tanto, Troppo ... Tutto) Testando Twitter, Twitterrific e Twhirl.

Con alcuni lettori si era deciso di fare un post congiunto, od un cross post, ma il lunedì ci ha sopraffatto. Ho pensato all'argomento di domani e mi sono quasi persuaso a non scrivere quanto promesso. Non vorrei esser troppo diretto. O forse potrei scriverlo lo stesso ed usare uno dei miei pseudonimi firmandolo

Umberto Pone

domenica 5 ottobre 2008

AGM Report

Stremato da una giornata all'insegna dell'eccesso il vostro poster (nel senso di colui che scrive post) non è in grado di relazionare sull'esito dell'AGM.
La fatica, del resto, sarebbe inutile, avendo avuto una presenza pari alla quasi totalità dei lettori. Resta il rammarico di non aver incontrato l'amico di Hong Kong che, per problemi tecnici sulla dorsale asiatica, non ha potuto effettuare il collegamento video tanto sperato.

Vi lascio con la promessa di un esperimento di cross-posting e con il titolo del mio intervento del prossimo martedì: Del perchè la mamma di S. è persona sgradita.

sabato 4 ottobre 2008

Dove c'è Mr. Satch c'è casa

In prima o in seconda media andammo in gita con la scuola, forse a Firenze, forse altrove. Io avevo un walkman ed una cassetta nella quale avevo registrato alcune canzoni di Louis Armstrong. 

[Per inciso: la precocità è, in certi campi, un mio problema]

Non pretendevo di farle ascoltare agli altri, ma di sentirle in pace con le mie cuffiette. Fui preso in giro, ed a ragione. A pienissima ragione.
I miei compagni non capirono, e neppure io capii, che in realtà volevo portare con me un po' di "casa", per superare il disagio della prima gita fuori da solo.

Ecco, questo per dirvi che Louis Armstrong, da allora, è per me "casa". In particolare c'è una canzone che mi lega fortissimamente al mio povero babbo, ma non la renderò pubblica perchè è intima e mi molce il cuore.
Vi lascio invece una haunting melody con la speranza che essa, trasmigrando dalla mia testa, si accampi nella vostra e vi alberghi per qualche tempo. Signore e signori ... it takes two to tango !

venerdì 3 ottobre 2008

1st Annual General Meeting

Domenica 5 ottobre p.v. si terrà, nell'amena località di M*** (g.c.), il raduno nazionale dei lettori di Solus ad Solam. L'entusiasmo è alle stelle, tanto che si pensa di raggiungere - sin dalla prima edizione - il 100% delle presenze.
Se qualche defezione ci sarà, ahinoi, sarà tra le schiere degli stranieri. Nutriamo un leggero timore, infatti, che il nostro sporadico amico di Hong Kong, che si collegò in data 22 settembre u.s. alle 22:54:16 e poi tornò in data 27 settembre u.s. alle 21:12:25 , non abbia fatto in tempo a prenotare il trasferimento aereo. Ciò non per penìa d'interesse ma per nostra colpa nell'aver dato la notizia con così scarso anticipo. 
Gli intervenuti, dopo aver dimostrato dimestichezza ed attenzione per i nostri post, avranno cibi e bevande gratuiti.
E' prevista anche l'estrazione di un uovo in cioccolato, dono della premiata ditta Sirena di Calenzano, per chi avrà il biglietto corrispondente al primo estratto sulla ruota di Firenze del 7 ottobre p.v.
Dopo la rituale fotografia di gruppo verrà distribuita una medaglia ricordo a tutti i partecipanti.

Flask (ancora)

Ed infine, per mostrare come Moby Dick assolva anche alla bisogna della categoria ta ta tatata ta ta ta ecco l'ultimo post della serie:

Così ho veduto la Passione e la Vanità battere i piedi sulla magnanima terra vivente, ma non per questo la terra alterare le sue maree e le sue stagioni.

Melville, H., Moby Dick, Adelphi, Milano, 1994.

[Cap. XVI, La prima discesa in mare, pag. 252].

Ora basta.

giovedì 2 ottobre 2008

Moby

Perchè non si creda che il rigirìo tra Twitter, Facebook, Blogger, Flickr, Netvibes e Reader mi abbia fatto perder di vista la promessa, eccovi il penultimo post su Moby.

[Per inciso: se avete cose urgenti ed importanti da dirmi, non affidatevi a questi instant messenger perchè mi stanno ubriacando. Giungerà gradita e sicura una lettera ordinaria alla solita Casella Postale 140]

Come credo di aver già illustrato, ritengo di un certo interesse esaminare l'uso che han fatto della luce gli artisti e gli scrittori. Una antologia della luce nella letteratura, ammesso che non sia stata ancora realizzata, sarebbe opera meritoria e folgorante alla quale porre mano immediatamente.
Ma in questo post intendo chiarire un altro punto: persino nell'oscura categoria Lucus a non lucendo nella quale raccolgo queste mie fumose speculazioni, non manca il supporto di Melville.
Egli ha la mirabile ed abbagliante idea di stravolgere, nel lettore, la sicurezza che la luce del sole sia qualcosa di buono, benvenuto, rassicurante, ricercato, benigno, atteso. In questo caso, come leggerete, il sole è invece qualcosa di completamente diverso. Talmente distante dall'uomo e dalle sue necessità che, il solo pensiero, acceca.


Pensate quindi a quali estremi di accesso e forsennato furore fossero spinte le menti dei più disperati cacciatori quando, tra i frantumi delle lance stritolate e le membra affondanti dei compagni squarciati, essi uscivano nuotando dai bianchi ribollimenti dell'ira terribile della balena nella luce serena ed esasperante del sole che continuava a sorridere come a una nascita o a uno sponsale.

Melville, H., Moby Dick, Adelphi, Milano, 1994.

[Cap. XLI, Moby Dick, pag. 223].

\ˈnəj\

Problema: come tradurre in italiano il verbo to nudge senza incorrere in imbarazzi a sfondo sessuale.
Caso pratico: un servizio di social media chiamato Twitter permette di inviare messaggi brevissimi ad amici

[Per inciso: in italiano gli uccelllini fanno cip, in inglese invece fanno twit. Da lì la brevità dei messaggi]

... e tra i vari servizi offerti c'è quello di "stimolare" i tuoi corrispondenti ad aggiornare il loro profilo od il loro "stato" corrente. In inglese si dice, appunto, nudge: che corrisponde al colpetto col gomito dato per attirare l'attenzione di un collega, un commensale, un amico seduto al tuo fianco. Quindi: nudge Maria significa, più o meno, richiedi a Maria di scrivere qualcosa di sè. Capite da soli che non si può tradurre:

dai un colpetto a Maria
dai una botta a Maria
stimola Maria
ammicca a Maria
tocca Maria
sgomita Maria

e via di seguito.

Problema di poco conto, questione di lana caprina, diranno alcuni miei lettori. Ma il sale ognuno lo trova dove crede.
Avete qualche suggerimento ? Se si, nudge me.


mercoledì 1 ottobre 2008

Fuck Simile

Ma si può, si può, si puòòòòòòòòòò scrivere fax simile ? Ma cosa ha in testa chi scrive una cosa del genere ? Perchè non si sente l'esigenza di controllare ? Perchè ? Perchè ? Percheeeeè ?

[Si nota che l'eccesso di nervoso mi ha fatto pigiare sui tasti con eccessiva verve ?]

[Fate presto a leggere questo post perchè può darsi che lo cassi]

[!]


Pequod

Sono irresistibilmente disturbato dagli errori di stampa. Sarà perché una delle mie fatiche editoriali aveva un refuso nella prima linea della prima pagina, ma proprio non riesco a fare a meno di segnarli a margine del libro, con la stizza di una maestrina dalla penna rossa.
Anche in Moby Dick ce ne sono. Nulla di grave, per l'amor di Dio, ma tra una ristampa e l'altra gli editori potrebbero trovare il tempo di emendarli.

Era una nave della vecchia scuola, piuttosta piccola che altro, con addosso un aspetto antiquato ...

Melville, H., Moby Dick, Adelphi, Milano, 1994.

[Cap. XVI, La nave, pag. 102].

Ψυχή

Oggi Mrs. D. ha utilizzato, in un suo post, la parola "psichedelico". A me è venuta in mente la parola "psicopompo" ossia il Caronte trasportatore delle anime all'inferno. Siccome Borges sostiene che tra i giusti ci sia anche chi scopre un'etimologia, desidero fissare l'idea di "psyche" alla base delle due parole.

Psichedelico è composto da psyché - 'anima' ed edìlôun - 'mostrare'
Psicopompo dal solito psyché - 'anima' e pompós - 'che guida, che conduce'

Naturalmente quanto ho scritto è farina del sacco di Garzanti linguistica.
Ma è bene soffermarsi un minuto per rifletterci sopra. Così quando si sente parlare di pompe funebri si capisce che non si tratta di idraulica (come pensavo da bambino).