Warburg, A., Arte del ritratto e borghesia fiorentina. Seguito da Le ultime volontà di Francesco Sassetti, Milano, Abscondita, 2015, pg. 14.
domenica 30 ottobre 2016
venerdì 21 ottobre 2016
giovedì 6 ottobre 2016
Sonetto LXXXIX
Piangendo rido, e sospirando godo
le faticose ripe è a me riposo,
e sto senza sospetto e son geloso,
e lieto son quando mi struggo e rodo.
Talor rispondo che chiamar non m'odo:
timido, vile, e son sempre animoso,
Allegro vivo, e sto sempre pensoso,
libertà canto in uno stretto nodo.
Le città magne è a me le selve oscure,
soletto sempre, e sono accompagnato,
e di chi più mi fugge veggio 'l viso.
Posseggo liete l'ore mie future,
el viver bramo, e duolmi ch'io sia nato:
così in Inferno godo il Paradiso.
Le rime di Bernardo Bellincioni / riscontrate sui manoscritti / emendate e annotate / da Pietro Fanfani, Bologna, presso Gaetano Romagnoli, 1878, pg. 95
le faticose ripe è a me riposo,
e sto senza sospetto e son geloso,
e lieto son quando mi struggo e rodo.
Talor rispondo che chiamar non m'odo:
timido, vile, e son sempre animoso,
Allegro vivo, e sto sempre pensoso,
libertà canto in uno stretto nodo.
Le città magne è a me le selve oscure,
soletto sempre, e sono accompagnato,
e di chi più mi fugge veggio 'l viso.
Posseggo liete l'ore mie future,
el viver bramo, e duolmi ch'io sia nato:
così in Inferno godo il Paradiso.
Le rime di Bernardo Bellincioni / riscontrate sui manoscritti / emendate e annotate / da Pietro Fanfani, Bologna, presso Gaetano Romagnoli, 1878, pg. 95
domenica 14 agosto 2016
Procul negotii
Quali sono gli uomini che preferiscono la monotonia del mare? Sono quelli, mi sembra, che hanno scrutato troppo a lungo, troppo profondamente nel groviglio delle cose interiori per non chiedere almeno a quelle esteriori una cosa soprattutto: la semplicità.
Mann, T., I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia, trad. it. di Rho, A., Torino, Einaudi, 1952.
venerdì 5 agosto 2016
Uroboria II
Il senso del tempo [...] nel mondo dell'indigenza non si declina mai, se non ironicamente, al futuro, ma viene consumato nel presente o nella ossessiva ripetizione d'un passato sempre identico, immutabilmente ritornante come un incubo permanente, a data fissa.
Camporesi, P., Il pane selvaggio, Milano, Il Saggiatore, 2016.
martedì 2 agosto 2016
Uroboria
[...] la società umana "immagina", e la sua immaginazione produce una forza di cambiamento che si chiama storia, una vocazione all'inedito e al divenire di cui il ritorno al punto di partenza e la ripetizione costituisce l'incubo.
Bartezzaghi, S., La ludoteca di Babele, Torino, UTET, 2016
Bartezzaghi, S., La ludoteca di Babele, Torino, UTET, 2016
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