Turgenev, I. S., I cantori, in Memorie di un cacciatore, tr. it. di Fasanelli, M. R., Milano, Garzanti, 1991.
sabato 2 novembre 2013
Dikij-Barin
In quell'uomo c'era molto di misterioso, si sarebbe detto che forze possenti riposassero pacatamente in lui come consapevoli che una volta scatenate avrebbero distrutto una volta per tutte sè stesse e tutto ciò che toccavano; o sto facendo un errore madornale oppure nella vita di quell'uomo si doveva già essere verificata una simile esplosione e quindi, erudito dall'esperienza e salvato per un pelo dalla morte, egli si dominava inesorabilmente e si controllava a bacchetta. In lui mi colpiva particolarmente la fusione di una ferocia innata, naturale e di una nobiltà ugualmente innata, una fusione che non avevo mai trovato in nessuno altro.
domenica 13 ottobre 2013
Padri e figli (ma in questo caso, la madre)
Arina Vlàs'evna era una vera rappresentante della nobiltà russa di una volta, avrebbe dovuto vivere almeno duecento anni prima, nell'antica epoca moscovita. Era molto pia e sensibile, credeva a tutti i presagi, alle carte e ad altri pronostici, agli scongiuri, ai sogni; credeva alle profezie dei mendichi scemi, al domovòj, al lešij, agli incontri con gli iettatori, alle medicine del popolino, al sale dei giovedì, alla prossima fine del mondo; credeva che se nessuna candela si spegne in chiesa la notte della domenica di Pasqua crescerà bene il grano saraceno, e che il fungo non cresce più se l'ha sfiorato lo sguardo umano; credeva che il diavolo si indugi volentieri presso l'acqua e che ogni ebreo ha una macchiolina di sangue sul petto; temeva i sorci, le bisce, le rane, i passeri, le sanguisughe, il tuono, l'acqua fredda, la corrente d'aria, i cavalli, i caproni, le persone dai capelli rossi ed i gatti neri, considerava bestie immonde i grilli ed i cani; non mangiava carne di vitello, né piccioni, né gamberi, né formaggio, né asparagi, né topinamburi, né lepri, né angurie, perché un'anguria con il taglio ricorda la testa mozzata di San Giovanni Battista; delle ostriche non parlava che con ribrezzo; era burbanzosa e osservava severamente le quaresime; dormiva dieci ore su ventiquattro e non si coricava affatto quando Vasilij Ivànovič aveva mal di testa.
Domovòj: Spirito della casa.
Lešij: Spirito del bosco.
Burbanza: Dimostrazione odiosa di superiorità insultante, con più o meno boria o bruschezza. Tiene anco, nel suono, del Borioso e del Brusco e del Burbero. E la B di per sè denota enfiamento d'orgoglio. Consiste più ne' modi che ne' pensieri, e neì sentimenti.
Vasilij Ivànovič: Marito di Arina Vlàs'evna
Turgenev, I. S., Padri e figli, trad. it. di Malavasi, L. S., note di Lo Gatto, S., Milano, Garzanti, 1973
sabato 21 settembre 2013
Der Esel, der Affe und der Maulwurf
Erra, dicea la Scimmia, chi
natura
e la sua provvidenza tanto loda;
verso di noi mostrossi o cieca o
dura:
come ? Non darci un palmo almen
di coda?
Fino i topi, di coda ella ha
provvisti;
a noi manca; ond’è che con maligno
occhio ogni giorno gli animali
tristi
ci guardan dietro, e poi ci fanno
un ghigno.
L’Asin risponde: io non la stimo
niente;
a che mi val ? Perché di
ragazzacci
con mille insulti un stuolo
impenitente
le spine sotto quella ognor mi
cacci?
E’ una disgrazia il non aver le
corna:
ah son le corna pur la bella
cosa!
Rimira il bue, che n’ha la testa
adorna,
che faccia alza sublime e
maestosa
E capri, e agnelli, e s’altra
inutil v’è
bestia, di corna fia dunque
guernita?
E non l’avrà una bestia come me?
Non me ne darò pace in fin che ho
vita.
Li udì una Talpa, e lor gridò:
tacete,
e per conoscer ben fin dove
arriva
vostra ingiusta follia, bestie
indiscrete,
guardate me, che sono di vista
priva.
Chi viver vuol tranquillo i
giorni sui,
non conti quanti son di lui più
lieti,
ma quanto son più miseri di lui.
Pignotti, L., Favole e novelle
del dottor Lorenzo Pignotti / nuova edizione napoletana diligentemente corretta
e riveduta, Napoli, 1830, Da’ torchi di R. di Napoli.
giovedì 4 luglio 2013
martedì 2 luglio 2013
Basterebbe poco
Beatus ille qui procul negotiis,
Ut prisca gens mortalium,
Paterna rura bobus exercet suis,
Solutus omni foenore!
domenica 16 giugno 2013
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