venerdì 18 giugno 2010

Chapeau e scuse


Menzione d'onore alla anonima G. che, seppur con un piccolo sollecito, si è accorta della ignobile bischerata da me messa in atto col post di jeri.

Scuse a tutta l'altra schiera di lettrici (e forse anche lettori, per carità) che ho proditoriamente buggerato con la improbabile storia di:

Luigino S. Calatrava e Raul fanciullo,

in verità anagrammi - rispettivamente - del nome-e-cognome mio e di mia moglie.


Abbiate pazienza. E lasciatemi divertire, come diceva quello.

Tant'è

giovedì 17 giugno 2010

Raul Fanciullo


Ogni giorno, dopo aver mangiato, mi accendo un mezzo toscano e faccio due passi verso quelle tre solite bancarelle che vendono libri: Via Pellicceria, Piazza Strozzi, Via de' Martelli.
Cerco quello che cerco, come sempre, ma ogni tanto mi lascio prendere dalla curiosità e finisco per comprare libri che esulano dal mio interesse. Così, quasi volessi salvarli dall'oblio, quasi volessi - leggendoli - ridare vita ai personaggi che vi sono sepolti.

Ieri sono stato incuriosito dal nome dell'autore di un volumettino, un tale Calatrava, che m'ha ricordato lì per lì la famosa questione del ponte che collega Venezia alla terraferma. Ho preso in mano il libretto ed ho finito per comprarlo anche se poco interessato al contenuto. Così, per volontà di redenzione.

Si tratta di una raccoltina di poesie, quelle che i velleitari si stampano da soli per poter dire d'aver scritto un libro. Non indica infatti nè l'editore nè la data di pubblicazione. E contiene versi stentati scritti ad imitazione del bello. Di seguito ve ne copio uno:



Addosso, il gravame del passato
mi schiaccia sulla faccia della terra
e chi non c'è più, chi m'ha abbandonato
sottrae le munizioni alla mia guerra.

Rinchiuso, costretto ed assedïato
da una morsa d'egoismo che mi serra
annaspo, arranco e m'agito affannato
qui dove tutto asfigge, annulla, atterra.

Per quanto ancor giocare questo gioco ?
Per quanto ancora finger la finzione ?
Per quanto ancor saprò dissimulare ?

Che ogne tempo è troppo e troppo poco,
che tutta questa vita è un'illusione
che è vera solo lei che mi sa amare.

Luigino S. Calatrava, Postuma, s.l., s.d. (ma probabilmente Firenze, seconda metà sec. XX)




Sì, sì, c'è proprio scritto "asfigge". Non "asfissia".
Trattasi proprio di un amateur.

sabato 29 maggio 2010

In obscura nocte sidera micant


Iersera siamo stati ad Arcètri dove, grazie all'intercessione dell'amica A., abbiamo visitato l'osservatorio astrofisico.

Bello l'ambiente, affascinante la strumentazione, interessante la storia ... ma mi dispiace confessare che la visione delle stelle con il cannocchiale è stata deludente. Si vedevano dei pallini di luce tutti tremolanti e contornati da un alone. Saturno poi, con tutti quegli anelli, pareva una capocchietta di fiammifero dipinta nella lente. L'emozione sarà stata forte per i primi osservatóri, ma la TV di oggi ci ha abituati ad immagini troppo spettacolari per poter apprezzare la vera gloria di questa fase primitiva dell'astronomia.

Veramente straordinaria, invece, è stata la Camera di Wilson, o Camera a Nebbia. Un grande vassoio nero, circa 60 x 60, chiuso in una solida struttura in vetro entro la quale si forma un sottile ma fitto strato di vapore d'alcool. Non chiedetemi come, non chiedetemi perchè, ma questo sistema rende visibili le particelle che, attraversando lo strato, lasciano una scia chiaramente visibile ora spessa ora sottile a seconda della propria carica d'energia. Sembra di veder Pollock mentre dipinge di grigio su una piccola tela nera quadrata.

Ora, lì per lì la cosa non sarebbe poi così sensazionale. Ma quando ci si ferma a pensare che quella traccettina grigiastra rappresenta una particella che è partita dal Sole ( ... o magari da molto molto più lontano) ha attraversato tutto quelle che c'era nel mezzo, ha trapassato anche me che stavo davanti alla macchina, ha lasciato la traccia e poi ha continuato imperterrita bucando tutto quello che s'è trovata davanti, continuando indefessa il suo moto verso l'infinito ed oltre ... viene la cute anserina (che poi non sarebbe altro che la ciccia di gallina).

Sul serio, viene proprio la ciccia di gallina. Tanto che ad un certo punto me ne sono dovuto andare, perchè il pensiero dell'infinito, di quella particella che non si sarebbe fermata mai, mi soffocava d'angoscia.

Eh già. Perchè mentre il saggio indica il cielo con un dito, lo stolto guarda il dito. E ride.

giovedì 20 maggio 2010

Unde origo inde salus


Il muretto del melaio, con quelli che - probabilmente - sono stati i miei maggiori.

giovedì 29 aprile 2010

Q.L.B.P.

Vabbè che dirigeva Zubin Mehta, vabbè che suonava l'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, vabbè che eravamo in Piazza del Duomo, ma qualcuno mi spieghi - se può - perchè sentire la banda per la strada mi scuote nell'intimo.

Ascoltare il Va pensiero o l'Inno di Mameli, così, suonati e cantati per la via, mi ha mosso alle lacrime.

Literally.

giovedì 22 aprile 2010

Presto !

Sempre per quella incoercibile volontà di apparire, di sembrare diverso, di stupire, mi sono imparato (sì, mi sono imparato. La gente scrive a senz'acca, un'uomo con l'apostrofo, settimana prossima senza l'articolo davanti; potrò io scrivere mi sono imparato, no?) una serie di giuochi di prestigio.

Sparizione del fazzoletto, ars divinandi con le carte, e - soprattutto - scrittura nel pensiero.

Che, se leggere nella mente altrui lo sanno fare in tanti, io ho la facoltà di scrivervi.

O meglio, ce l'ha il Mago Presto ! (con l'esclamativo). Che è il nome col quale vorrò farmi conoscere al grande pubblico.

Tant'è.

Presto !