martedì 30 settembre 2008

Nota

Questo blogspot nasconde una insidia. Il giorno 26 ho scritto i vari post su Moby Dick e li ho salvati come bozza con l'intenzione di snocciolarli via via nei vari giorni a seguire. Ora mi accorgo che quello di stamattina - dal titolo "lo stuoiaiolo" - me l'ha sì pubblicato, ma come se l'avessi fatto in data 26, giorno in cui lo sbozzai.
La faccenda non va bene. Per nulla. Ormai lo lascio per non creare ulteriori casini, ma non sono contento. Anche perché ho altre tre o quattro bozze che voglio riservarmi per il futuro e non desidero affatto che tornino indietro nel tempo. Se avessi, ad esempio, deciso di scrivere oggi un post natalizio ... il 25 dicembre me lo troverei pubblicato ad inizio autunno.

Ora, rimedierò copiando il testo delle bozze e rincollandolo in una nuova creazione. Ma si sappia, anche a vostro maggior beneficio, che la cosa non va bene.

Io mi domando e dico

La vostra tenacia nel trattenere i commenti, persino innanzi ad una solenne descrizione della morte, è tanto encomiabile quanto irritante. Sarò immodesto, ma ritengo altamente improbabile che sia nella poesia che nella prosa degli ultimi due giorni io sia stato così pallido da non meritare un callido commento.
Possibile che non sia riuscito neppure a stiepidire il vostro algido cuore quel tanto che basta per stimolarvi a lasciarne testimonianza ?

lunedì 29 settembre 2008

La morte di un autore

Oggi sono andato alla vecchia Fonderia Tommasi a rendere l'ultimo omaggio a Marcello. Da anni si rimandava continuamente l'appuntamento per  visitare il suo studio, anche quello di Firenze, e per anni abbiamo sempre pensato che ci sarebbe stato tempo. Ed invece ora di tempo non ce n'è più.
Sono entrato dal retro, dalla porta sul cortile interno, e subito sono rimasto folgorato. Al centro della stanza, su due casse rovesciate, c'era il feretro tutto circondato da dozzine e dozzine di sculture di ogni dimensione ed in ogni materiale. Occhi di creta, di bronzo, di cera, di gesso che - increduli - assistevano alla scena. Il busto di sua moglie lo guardava dall'alto di una mensola, quello del padre lo fissava dall'angolo della stanza, gli occhi del fratello Riccardo, da un autoritratto, lo miravano commossi, ed un gesso di suo fratello Luigi bambino lo scrutava quasi indispettito. E poi santi, papi, madonne, capi di stato, illustri sconosciuti, tutti concentrati al centro della scena a guardare le spoglie di quello scultore che nel tempo li aveva modellati, fusi, patinati, dipinti, scolpiti.
Roba da non credere. Una potenza di sguardi e di emozioni così forte che mi ha spinto ad andare via, preda della più forte emozione.  Tutte le sue sculture, e quelle del padre, ed i dipinti del fratello, ed i bozzetti degli allievi erano lì a dargli l'addio. E noi non potevamo, spettatori degli spettatori, che partecipare in tono ancora minore alla scena. Che non eravamo, davvero, nessuno.
Mi è tornato alla mente quel dipinto di Giannino Marchig, La morte di un autore, nel quale si ritrae un vecchio drammaturgo ormai morto circondato da tutti i personaggi ai quali aveva dato vita con la sua penna.

E' stato, insomma, un ultimo addio al novecento. In pieno stile.

domenica 28 settembre 2008

In morte di Marcello Tommasi


Saputa in un istante la notizia
con gli occhi a terra e con il capo chino
col cuore in petto gonfio di mestizia
pianse sgomento Tin di Camaino

Affranti Stagio Stagi e Donatello
in lagrime persino il gran Leonardo
Michelangiolo (quasi suo fratello)
aveva perduto il lume dello sguardo

Attonito e percosso fu il Bernini
immobile è restato il Giambologna
quasi felici di essergli vicini
provarono dolore e pur vergogna

Di lutto or si rivesta Pietrasanta
stendendo alle finestre neri rasi
e Firenze e l'Italia tutta quanta
che oggi è morto l'ultimo Tommasi

venerdì 26 settembre 2008

Lo stuoiaiolo

Bene. Lo spettacolo deve continuare. Torniamo alla faccenda di Moby Dick.

A Pisa, a fianco della Torre del Campano (che coi suoi rintocchi esorta gli studenti allo studio ed alla disciplina*) c'è un negozio che ha in vetrina la scritta "cuoiaio". La parola ha il pregio di infilare il maggior numero di vocali consecutive. UOIAIO (6).
Pensavo fosse l'unica. Ed invece eccoti lo "stuoiaiolo" che eguaglia il primato.

Melville, H., Moby Dick, Adelphi, Milano, 1994.

[Cap. XLVII, Lo Stuioiaiolo, pag. 244]

* A mente, mi pare che una epigrafe sul fianco della torre, reciti così.

Ahab

Si continua il virtuoso esercizio con questa citazione. Volevo usarla come risposta al commento sull'esondazione del Nilo (grazie, tra l'altro), ma è stato meglio serbarla ad oggi.

[Per inciso: quello faceva incidere sulle scatole di fiammiferi il motto "Coperto, il serba"].

Quel certo sultanismo del suo cervello che sarebbe altrimenti rimasto in gran parte inespresso, quello stesso sultanismo s'inarcava, attraverso queste forme, in una irresistibile dittatura. Poiché qualunque sia la superiorità intellettuale di un uomo, essa non può mai assumere una supremazia pratica e utile sugli altri senza l'aiuto di qualche artificio e schermo, che in se stesso sarà sempre più o meno basso e meschino.

Melville, H., Moby Dick, Adelphi, Milano, 1994.

[Cap. XXXIII, Lo Specksynder, pag. 177]