martedì 16 dicembre 2008

Meteorismo

Dovevo dar retta a chi, più prudente di me, questionava l'assunzione inopinata di antibiotici. Avevo appena terminato un ciclo di sette giorni e, dopo neanche un fine settimana, ho rincarato la dose con un farmaco suggeritomi dal dottore. Se è vero che ho ottenuto la vittoria sulla gola, più in basso le truppe hanno perso su tutta la linea. Tant'è che ho passato questi giorni nella posizione del Dante di Rodin.

Ora, quando i buoi sono scappati, chiudo la stalla con dosi di Codex, medicina contenente cinque miliardi (migliardi) di fermenti lattici vivi; e vi garantisco che me li sento tutti, uno per uno, scendere nello stomaco e razziare come orde di barbari alla conquista di Roma. Cinque miliardi la mattina, che imperversano fino a dopo pranzo, ed altri cinque la sera - i rinforzi alla fanteria - che rincalzano le fila di quelli ormai esausti.
Zucchero cantava "... perchè c'è un diavolo in me, baby, forse c'è un diavolo in me". Ecco, nel mio caso leviamo pure il forse.

Mi sia consentita, in calce, una nota sul titolo. La parola meteorismo viene dal greco meteòros che significa "sollevato, in alto, levato". Da qui una riflessione sulla parola meteora, che non comunica affatto la condizione transeunte di chi passa e se ne va, ma piuttosto di chi è elevato, chi sta in cielo,al di là,  in mezzo all'aria (meta - aer).
Ricordo una trasmissione che rianimava vecchi artisti con GCS inferiore ad 8. Ma che un tempo, durante i loro quindici minuti di celebrità, stavano in alto, in cielo. Come le vere meteore.

giovedì 4 dicembre 2008

Capostipite

"Vedi ? io sono nato in quella casa. Si stava là, erano contadini i nostri, prima che tuo nonno venisse a Querceta a negoziare."

Parole di Abramo Salvatori in Salvatori, L., Al confino e in carcere, Feltrinelli, Milano, 1958.

Dell'agiografia

Tra i vari skills che si richiedono nel mio lavoro, c'è quello di riconoscere a colpo d'occhio gli attributi grazie ai quali vengono identificati i santi. Cosa che, naturalmente, io non so fare come dovrei. Mi accorgo, insha'Allah, solo di quelli più evidenti: la ruota di Santa Caterina, il leone nel deserto di San Girolamo e, venendo a noi, la torre di Santa Barbara.

Scrivo "venendo a noi" perchè oggi la Chiesa ricorda e venera Santa Barbara benedetta, protettrice dal fuoco e dalla saetta. Trattasi, invero, di una santa che più volte ha incrociato la mia vita di miscredente bestemmiatore.
La caserma di Milano dove ho svolto parte del servizio militare era a lei intitolata, ed ogni volta, entrando, mi veniva da pensare alla santabarbara dei galeoni, la polveriera che poteva scoppiare da un momento all'altro (non a caso la santa è protettrice dei VV.FF. e garante contro i danni dei fulmini e degli scoppi improvvisi).
La ridente ed amena cittadina di Montecatini val di Cecina (a me cara per ragioni di studio) entro i cui confini era situata una delle più estese miniere di rame di tutta Europa, aveva come vice-patrona Santa Barbara, in quanto protettrice dei minatori e degli artiglieri.
Infine il suo elemento distintivo, la torre, mi porta alla mente il luogo in cui ho la fortuna di vivere e, dandomi l'idea di casa, mi fa sentire più vicino il suo mistico e superstizioso influsso.

In questi giorni, durante i quali sento con una certa intensità il bisogno di spiritualità, mi consola rivolgere un breve ma intenso pensiero a Santa Barbara ed a coloro che, in ogni tempo, si sono rivolti a lei in preghiera e raccoglimento.

[Per inciso: Te dovevi fa' 'l préte, mi dice sempre la mia mamma]


mercoledì 3 dicembre 2008

INRI

[Per inciso: sia chiaro che io sono cattolico, apostolico, romano e sinceramente credente nei dogmi di Santa Madre Chiesa. Per carità].

La bimba quest'anno ha iniziato le elementari e suor A***, la sua maestra, ha principiato ad instillare nella sua giovane mente i primi rudimenti di catechismo e di storia biblica.
La mattina, quando la porto a scuola, vuole che le racconti storie della vita del Cristo od episodi del vecchio testamento ed io cerco di recitarglieli come se fossero, appunto, delle storie: imposto voci diverse, calco sugli elementi scenografici, indugio in pause strategiche nei momenti di maggior tensione ... e via di seguito.
I racconti che vanno per la maggiore sono quelli riguardanti i miracoli di Gesù: in particolare la resurrezione di Lazzaro, la moltiplicazione dei pani e il dono della vista al cieco.

Tutto questo raccontare mi ha fatto ricordare il soggetto di un film di fantascienza che ho in mente da quasi vent'anni. Mi venne pensato, una volta, quanto sarebbe "potente" una pellicola nella quale tutti i miracoli di Nostro Signore venissero riletti in chiave sci-fi.
Immaginiamoci, tanto per spararla grossa,  uno scienziato tipo Jeff Goldblum che viaggia nel tempo con un corredo di medicinali, cibi e strumenti tipici della nostra era. Torna indietro di duemila anni ed inizia il suo percorso di esplorazione e studio della civiltà. Nel farlo, però, utilizza incautamente i prodigi della nostra tecnica. Rende la vista ad un cieco somministrandogli un collirio al cortisone, risuscita un morto con una iniezione cardiotonica, moltiplica pani e pesci aggiungendo acqua ai suoi cibi liofilizzati ... insomma senza rendersene conto ripercorre tutta la serie di miracoli che noi abbiamo attribuito a Gesù.

Tutto il film dovrebbe essere orchestrato in modo da far crescere pian piano il sospetto che quella "innocua" spedizione scientifica per conto dell'INternational Research Institute sia divenuta in realtà responsabile d'un capovolgimento completo della nostra base religiosa occidentale.

Roba, se fatta bene, da far tremare le vene nei polsi.

Non vi pare ?

martedì 2 dicembre 2008

Vertigo

C'è il ragazzo di bottega ed il maestro pittore, il mediano ed il 10 fuoriclasse, l'avvocato di provincia ed il principe del foro. Facciamocene una ragione.

Per quanto a noi ci dolga il collo a forza di guardare in alto, per quanta fatica e sudore si impieghi per tentare l'impresa, non ostante ogni sforzo e tentativo, c'è sempre chi - bel bello - arriva, ti supera in un attimo e vince di gran lunga e senza sforzo. Si chiama classe, ed è innata. Se ci nasci bene, sennò ciccia. Gli inglesi definiscono chi ce l'ha "talented" e gli americani "gifted". E', insomma, un talento della parabola (Mt., 25, 15) od un dono che viene dal cielo.

Oggi ne ha dato prova tangibile daniuccia nel suo post. Ha dimostrato come si possa raggiungere, passeggiando, una vetta e come si possa arrivare alla cima senza affanno e con l'aria distratta di chi dà per scontato il risultato ottenuto.

Come sperare, con i nostri mezzucci, di arrivare alle sue vette ?
Lassù l'aria è troppo fine, e non si respira.

Chapeau.

lunedì 1 dicembre 2008

Viva Bush !

Sfido chiunque a riconoscere questo testo :

Heathcliff, it's me, I’m Cathy, I've come home and I´m so cold, let me in your window.

Per anni mi è risuonato, e senz'altro vi è risuonato, nella mente. Mai, mai, mai avrei pensato a questo testo.
Provate, se vi fa comodo, a leggerlo così

Heathcliff / it's me, I’m Cathy, I've come home and I'm /  so cold, / let me in your ... window.

E se proprio proprio non ci cavate un ragno da un buco, cliccate qui http://www.youtube.com/watch?v=Hv0azq9GF_g

[Per inciso: il soggetto di questo post è dovuto alle avverse condizioni meteorologiche, che hanno sradicato un cipresso in giardino].